IL RESTAURO DELLA TAVOLA DEL SANTO

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IL RESTAURO DELLA TAVOLA DEL SANTO

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La «Tavola di Camposampiero», nota anche come giaciglio di Sant’Antonio stante sullo sfondo di un paesaggio, è una tempera su tavola del pittore veneziano Andrea da Murano, datata 1486 e proveniente dalla Cella della Visione di Camposampiero.

Almeno dalla metà dell’Ottocento è riportata la tradizione che identifica la tavola con quella su cui il Santo era solito riposarsi, anche se non sono note le precise motivazioni per cui nel 1486 si decise di apporvi una pittura. Gli autori locali ottocenteschi riferiscono anche la tradizione di un’immagine impressa dal sudore del Santo, che avrebbe così lasciato la propria effigie sul legno. Tale leggenda avrebbe indotto i devoti a staccarne dei frammenti, da venerare come reliquie del Santo, generando un danno esteso soprattutto nella zona in basso a destra dell’opera.

Dopo un lungo, attento ed accurato restauro iniziato prima della pandemia nel 2019, l’insigne reliquia è stata riportata nella sua sede originaria, il Santuario della Visione di Camposampiero, nell’ottobre 2023, accompagnata da una serie di appuntamenti di carattere spirituale e culturale.

Il recente restauro ha restituito una buona leggibilità alla tavola raffigurante Sant’Antonio stante con giglio e libro, firmata da Andrea da Murano e datata 1486, che si ritiene essere sempre stata conservata nel santuario antoniano di Camposampiero. La letteratura sul dipinto è relativamente poca e la tradizione che individua nel supporto ligneo l’ultimo letto in cui sant’Antonio si sdraiò è riportata dagli scrittori della metà dell’Ottocento in avanti, di prevalente area locale. Sono sconosciute le ragioni precise che presiedettero alla scelta di far dipingere la tavola-letto, e si propone qui di riconoscere nella pittura la modalità di trasformazione e valorizzazione della tavola-reliquia. La pittura avrebbe avuto cioè la stessa funzione dei contenitori preziosi rispetto alle piccole particelle conservate al loro interno.

Gli studi più recenti sul pittore Andrea da Murano hanno sottolineato la sua operatività anche nel campo dell’intaglio ligneo, già documentata a Venezia, nel coro della chiesa di San Zaccaria. Sono sconosciuti i motivi per cui intorno alla metà del nono decennio Andrea si stabilì a Castelfranco Veneto, ma da quel momento in avanti fu attivo nei centri del territorio fra Treviso e Padova, fornendo di pale d’altare le parrocchiali, con esiti talora molto alti, come nel caso della pala di Trebaseleghe, in cui il linguaggio imparato a fianco di Antonio e Bartolomeo Vivarini – autori molto attivi nelle chiese dell’Osservanza Francescana – è declinato accogliendo spunti anche dalla pittura cimesca.

Noi non conosciamo e non abbiamo indizi per ipotizzare chi sia stato il committente di Andrea da Murano, autore della raffigurazione di sant’Antonio, sulla tavola tradizionalmente ritenuta l’ultimo “letto” su cui riposò il Santo. Tuttavia la riflessione sull’ambiente sociale che ruotava intorno alla chiesa di San Giovanni dei Minori osservanti e sulle iniziative di carità intraprese dai singoli oppure da gruppi organizzati, porta a credere che il pittore Andrea da Murano fu incaricato di dipingere la tavola non da una singola famiglia, pur importante, come i da Camposampiero, i Querini, o i Baratella. Anche il Terz’Ordine francescano non sembra aver avuto sostanze economiche sufficienti per sostenere l’iniziativa. Sembra quindi più plausibile individuare il committente nella Confraternita del Santo, che qualche documento mostra attiva nella decorazione degli ambienti sacri legati al culto di sant’Antonio a Camposampiero.

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